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Darkitalia - Italia


Wilde: Siete una band ancora celata al pubblico nonostante la vostra ottima musica, state già pianificando dei metodi per promuovere il vostro materiale? Sono restio a credere che siate ancora privi di contratto discografico!

Dialis: Quando nel 2006 pubblicammo il nostro primo EP, c’era una certa convinzione che bastasse fare della buona musica perché qualcosa si muovesse nella nostra direzione. Diversamente, è stato subito palese che avremmo dovuto fare ancora molta strada da soli. L’obiettivo, inizialmente, era quello di farsi conoscere, per poi affrontare la pubblicazione di un album una volta trovato qualcuno che credesse in noi, l’album infine è arrivato, ma non è stato facile. Al di là di mezzi come MySpace o il sito ufficiale (in via di ultimazione), e delle possibili recensioni su riviste specializzate, al momento non abbiamo altre strade per promuovere la nostra musica. Avendo dovuto affrontare il duro lavoro di produrre da soli un album, non è stato possibile impegnarci in esibizioni dal vivo. I progetti sono tanti, ma non siamo nella condizione di fare passi falsi, quindi abbiamo cercato di concentrare gli sforzi quanto più possibile.

Wilde: Come sono nati i Dialis?

Dialis: I Dialis sono stati un gruppo atipico sin dagli esordi. Iniziammo a fare musica come un duo, che poi divenne un trio. I primi tempi suonavamo in un paesino del basso Cilento, San Mauro la Bruca, nelle stanze di “Radiomontemauro”, una vecchia radio che oramai aveva chiuso i battenti, tra vecchi vinili e vecchie scrivanie. Nel tempo il gruppo ha attraversato non poche peripezie, che in un modo o nell’altro lo hanno portato sin qui. Un percorso che spesso ci ha messo a dura prova, ma che ha permesso alla nostra musica di maturare, proprio in virtù della necessità di guardare avanti. Forse è per questo che Precatio, più che un album d’esordio, può sembrare già un album maturo, ricco di molta esperienza.

Wilde: Parliamo un po' della grafica del vostro album, a partire dal dipinto cristiano che funge da copertina, fino a giungere a quelle bellissime foto in bianco e nero presenti nel libretto. Dove le avete fatte?

Dialis: Il dipinto in copertina è un quadro riscoperto in una antica cappella del cimitero di Lapio, in Irpinia, di cui non abbiamo ancora scoperto l’autore. La scelta di un dipinto cristiano, non è stata una questione di credo; “Precatio” vuole trovare nel concetto cristiano di espiazione, lo spunto per comprendere il difficile equilibrio dell’artista in un percorso quasi sempre ostile. L’artista che quindi, al pari del credente, affronta quotidianamente la propria vita dovendo tracciare, creandolo, una percorso che lo pone in precario equilibrio tra la caducità della vita, e la volontà di condurre il proprio sguardo al di là della stessa. Con una importante divaricazione tra le due figure: il credente compie il proprio percorso di espiazione in una fede che, seppure messa duramente alla prova, comunque volge l’individuo alla promessa della vita eterna; l’artista deve invece confrontarsi quotidianamente con la certezza della fine, in quanto è solo l’arte che può elevarsi dalla caducità delle cose, non l’individuo stesso. Le foto sono tutte state scattate tra Irpinia e Cilento, in un arco temporale relativamente ampio.

I luoghi principali sono: Cuccaro Vetere (cilento) , Montemiletto (irpinia), Taurasi (irpinia), Lapio (irpinia), Palinuro (cilento).

Wilde: Da quello che ho sentito nell'album, avete più generi da cui traete ispirazione che a quanto pare vi hanno permesso di ottenere un suono con delle rifiniture davvero originali e piacevoli per l'ascoltatore. A questo punto mi piacerebbe conoscere anche gli artisti che sono stati alla base del vostro stile.

Dialis: Sì, la nostra musica non è mai stata indirizzata ad un unico genere; nel corso degli anni le nostre sonorità si sono combinate a tal punto da non rendere nessuna influenza del tutto predominate sulle altre. In un primo momento la nostra ispirazione traeva vigore da artisti come REM o Pink Floyd, poi con il tempo ci siamo indirizzati verso una musica più cantautoriale, trovando come riferimenti autori quali Sting o Lou Reed. Contemporaneamente però, soprattutto in una fase più recente, molte delle nostre ispirazioni ci hanno condotti verso la musica etnica, che ci ha riportati vicino casa. Diverso è il discorso per quanto concerne la componente gotica, in quanto si è trattato di una sorta di inclinazione naturale..

Wilde: Che visione avete dell'attuale scena gothic nel nostro paese e in generale? Secondo voi ci sono degli artisti che meritano?

Dialis: Parlare delle scena gothic italiana è cosa ardua, anche perché tra i pochi artisti con delle buone qualità, molti di loro sono maggiormente conosciuti ed apprezzati in altri paesi europei, ovviamente immagino non per libera scelta. Si può parlare di artisti gotici italiani, ma non di scena gotica italiana, almeno non a pieno titolo. Per l’estero i problemi sono altri, in quanto la musica gotica soffre delle stesse difficoltà di cui è afflitta la buona musica in generale, ossia la mancanza di un vero riconoscimento. C’è davvero molta confusione, si continua a tracciare e a mettere paletti tra una presunta musica di massa e (soprattutto) una presunta musica alternativa, dove infine la buona musica diviene il terzo incomodo. Spesso la realtà musicale contemporanea appare una sorta di campo minato senza un principio o una combinazione in virtù della quale potersi muovere. La musica gotica soffre degli stessi problemi, forse con l’unico punto di forza che sta nella consapevolezza di una identità un attimo più definita, ma anche qui c’è il rovescio della medaglia, in quanto spesso si rischia di cadere nel chiudersi in se stessi, negandosi la possibilità di crescere ed evolversi. Un genere musicale che resiste, volontariamente o meno, ad una contaminazione, rischia facilmente di estremizzarsi, ovviamente in senso negativo.

Wilde: Io sono molto preoccupato per la musica italiana attuale, perché in questi ultimi anni quando accendo la radio, mi ritrovo i soliti “artisti” con la solita canzonetta povera di contenuti musicali, dal testo banale e molto spesso privo di senso. Secondo me, il problema principale sta nell'italiano medio stesso, che preferisce ascoltare la musica di successo “imposta” via radio o televisione, piuttosto che considerare qualcosa di veramente ben fatto. Siamo diventati davvero così stupidamente superficiali e ciechi?

Dialis: Ovviamente in una situazione così critica quale quella in cui ci troviamo, tracciare un’unica causa che spieghi esaustivamente tutto quanto, è praticamente impossibile. L’italiano medio è oggettivamente un superficiale consumatore di arte (musicale e non), è una sorta di vittima che poi si è fatto carnefice. Per lungo tempo l’industria musicale ha ragionato allo scopo di fare di ogni espressione musicale una fonte di guadagno, cosa che ha funzionato per un po’. Poi però qualcosa è andato storto, i ruoli si sono invertiti, la commercializzazione del prodotto musicale ha portato molti individui a guardare alla musica come un bene di consumo, non come una forma d’arte da apprezzare e criticare. In una sorta di circolo vizioso, ora risulta difficile per una artista o per una casa discografica (piccola o grande che sia), proporre qualcosa di veramente innovativo: chi ci ha provato, spesso lo ha pagato a caro prezzo. Rieducare la massa può sembrare un principio dittatoriale, ma in condizioni come quella in cui ci troviamo, credo che l’unica via d’uscita sia riportare il buon gusto lì dove è stato estirpato. Rieducare molti alla buona musica non è cosa facile, ed il primo passo è, come sempre, il più difficile. Può ovviamente apparire inevitabile cadere nel pessimismo, ma anche questo sarebbe comunque un passo avanti per quanti si illudo ancora che le cose si risolvano magicamente da un giorno all’altro.

Wilde: Che visione avete delle mode elettroniche underground giovanili? Trovata commerciale farcita di make-up combinato a confusionari suoni digitali o musica innovativa e moderna, che serve da scisma tra l'ambiente dark del passato e quello contemporaneo?

Dialis: Lo scisma con il passato non c’è ancora stato, tutt’altro. L’elettronica in un primo momento è stato un passo illuminate per la musica dark, ma come tutto quanto che venga portato all’esasperazione, si sta rischiando di cadere in un vicolo cieco; il problema serio sta nell’amara constatazione che molti, in quel vicolo cieco, ci stanno bene. Bisogna a mio avviso prendere coscienza, una volta per tutte, che l’evoluzione di un genere musicale non passa solo e soltanto per l’estremizzazione di alcune sue componenti; in tali casi si può parlare di diramazione o segmentazione del genere da cui originariamente si è presa ispirazione. Lo scisma tra passato e presente è tutt’altra cosa. Tracciare nuove direzioni presuppone la maturità di una messa in discussione dei propri principi fondanti, significa spogliarsi dei propri riferimenti per coltivare altri orizzonti. Una musica che vuole crescere, deve prima di tutto confrontarsi con ciò che va al di là della propria comprensione. La musica per sorprendere deve prima di tutto sorprendersi. Una presa di coscienza che ancora oggi non ha trovato, purtroppo, molti proseliti.

Wilde: Torniamo a voi; quando comincerete a diffondere la vostra musica per i locali? Mi auguro di vedervi presto suonare dal vivo.

Dialis: Non sarà a breve. Il gruppo nell’anno in corso ha subito diversi contraccolpi, ed il tutto è coinciso con la realizzazione dell’album. Siamo arrivati a capire che ancora non è il momento di affrontare le problematiche di esibizioni dal vivo, ovviamente soprattutto a causa della mancanza di appoggi esterni. Fino a quando saremo costretti ad una scelta tra scrivere e produrre musica da un lato, e lavorare sulla possibilità di esibirci dal vivo dall’altro, sceglieremo sempre la prima. E’ ovvio che la cosa giusta sarebbe non trovarsi in una condizione simile, dove l’una cosa escluda l’altra, è una scelta difficile ma obbligata, almeno alle condizioni attuali.

Wilde: Lavori, progetti o collaborazioni per il futuro?

Dialis: Sì, e molti. Abbiamo già in cantiere un secondo album, a cui affiancare diversi progetti. La clausola più pesante sta nella necessità di trovare un qualche appoggio; produrre Precatio è stato un passo rischioso, che spesso ci ha chiesto di sacrificare molto. Siamo pronti ad accollarci da soli la responsabilità di altri progetti, a cui però si affianca la presa di coscienza della scarsità dei mezzi (soprattutto economici), assai necessari per la realizzazione di un tale obiettivo.

Wilde: L'ultimo spazio è riservato a voi, prego! Vi auguro anticipatamente una splendida carriera musicale!
Dialis: Grazie di cuore Luca. Soprattutto per l’enorme disponibilità che ci hai dimostrato. Incontrare persone che credono nella nostra musica è davvero bello. Se poi si tratta, come nel tuo caso, di qualcuno che sa ancora apprezzare la buona musica e l’arte in genere, bèh allora è più di un semplice piacere. Mi auguro che la nostra strada sarà ancora lunga, e speriamo sinceramente di incontrarti in futuro. Per chiudere, ho creduto che la cosa migliore fosse riportare qui una riflessione tra quelle presenti nel libretto del nostro album.

Dato l’argomento, mi è sembrata più che opportuna:

“A volte la musica appare simile al lambire nella mente di una nenia,
come di un pianto di un neonato in una radura abitata da ombre
o in una fitta boscaglia dove il sole di mezzogiorno non giunge.
A volte esitante, a volte flebile, spesso disperata, non può essa che sconvolgere
chi ha il peso di comprenderne il tumulto del sangue.
La musica prima di essere sentimento e follia è coscienza e memoria,
un istinto che nel farsi ragione quotidianamente conosce ed affronta
il volto e la voce delle proprie pulsioni e dei propri inganni.
Dopotutto se la poesia fosse angeli elevati al cielo o astri di inusitata bellezza,
la musica non ne sarebbe che la caduta, il tingersi di sangue e di terra
di quelle mani, di quegli sguardi
assetati d’impeto”

lunedì 17 Agosto 2009
Luca Wilde Mucciarelli

 

 

 

 

 

KainklangMusikMagazin - Germania


Come è stata accolta dai vostri Fans la vostra ultima pubblicazione? Quali reazioni ci sono state da parte della stampa (palcoscenico – di settore)?
Non c’è alcun dubbio che la pubblicazione del nostro primo CD abbia spiazzato un po’ quanti dei nostri Fans ci seguono sin dagli esordi. Lo scarto è stato alquanto evidente, ma coloro che hanno apprezzato il nostro sound sin dall’inizio, hanno saputo dare il loro supporto anche nel compiersi di questo importante passo.
Per la stampa il discorso è stato differente, in quanto nella maggior parte dei casi, Precatio è stato l’album che ci ha presentati alla scena musicale internazionale. Partendo dall’ovvia considerazione che siamo un gruppo del tutto sconosciuto ai più, siamo passati sin troppo indenni al giudizio di una buona parte delle riviste specializzate. Non sta certo a noi dire quanto abbiano colto o quanto sia sfuggito ai critici di settore, forse l’unico rammarico sta nel constatare una certa (e spesso diffusa) ricerca di paragoni, come se l’unico mezzo per spiegare la nostra musica, debba necessariamente passare per l’identificazione con determinati gruppi od autori. Un passaggio lecito se fosse riferito ad uno o ad alcuni elementi presenti nel nostro album, ma, almeno a nostro avviso, un elemento che spesso diviene una mera forzatura se volto alla definizione del nostro sound complessivo.

Ma il nostro “incontro con la critica” è stato soprattutto ricco di belle soprese, questo grazie a recensori come Luca Wild Mucciarelli, Ben Kettner, Vito Cammarretta o la rivista spagnola Lux Atenea, come pure le riviste Covenant Zine , Delere Mundi, ed ovviamente KainklangMusikMagazin.

Siete stati sostenuti da qualcuno per la produzione del lavoro, o avete fatto tutto da soli?
Tutto da soli. Dai brani, alla produzione, agli arrangiamenti, alle scelte grafiche del cd. Con l’importante eccezione delle numerose collaborazioni con vari musicisti, non abbiamo avuto aiuti esterno di alcun tipo.
Quando componete nuove canzone, avete bisogno di un particolare stato d’animo interiore o di una particolare atmosfera?
Direi di no, fino ad oggi la nostra musica è nata di pari passo con le nostre esperienze, gli stati d’animo sono dei più differenti. Consegnare la pura ispirazione ad un qualunque appellativo (fosse anche un intimo stato emozionale), ne impoverirebbe il dialogo e la comprensione, se di comprensione si può parlare.

In quali luoghi riuscite a concentrarvi meglio quando scrivete le nuove canzoni e i nuovi testi?
Non credo che un artista possa con certezza specificare un luogo o un momento esatti dove l’ispirazione prende vita. Spesso può essere solo un sentore, spesso è qualcosa di cui si prende coscienza solo dopo. Credo che l’artista possa cercare l’ispirazione sfruttando determinate chiavi di lettura della realtà, ma alla fine dei conti, non ha alcun reale potere evocativo su di essa.

Quali temi trattate nei vostri testi e da cosa vi fate ispirare da essi?

La musica o racconta storie, o disegna esperienze. Ovviamente, sono elementi che non possono essere del tutto scissi l’uno dall’altro, ma se si getta uno sguardo più attento, si può comprendere quanto un determinato testo, possa accostarsi all’una o all’altra distinzione. I nostri testi raramente raccontano delle storie, sono più simili ad una sorta di presa di coscienza che dal particolare vuole farsi universale. Personalmente, amo maggiormente confrontarmi con la poesia o la filosofia, ecco perché i nostri testi quasi sempre hanno una dicitura quasi poetica.
Quanto sono importanti per voi i vostri testi? Hanno un valore importante nella musica, o li considerate semplicemente come accessori rispetto alla musica?
In un brano musicale, a nostro avviso, nulla è accessorio. Accessorio potrebbe considerarsi la parte grafica di un Album, ma anche in tal caso, si tratta comunque di un elemento importante.
Trovo alquanto assurdo constatare che in molti casi accade esattamente il contrario, anche leggendo i testi di gruppi che spesso hanno buone qualità musicali.
Questo forse perché noi siamo molto più vicini ad una musica cantautoriale, in cui è il valore delle parole non vuole essere secondo rispetto all’artisticità dei brani musicali.
Cosa dovremmo conoscere della storia della band?
Di fondamentale ci sono le ispirazioni che ci hanno caratterizzato, unite alla misura in cui la nostra musica vorrebbe legarsi ai nostri luoghi.
Per quanto le inflessioni stilistiche che ci caratterizzano siano per lo più tracciabili in ambito internazionale, credo che ad uno sguardo appena più attento (e nel sound, e nei testi), torni subito chiaro quanto la nostra musica sia legata ai nostri luoghi natii. Se dovessimo concettualizzare così la nostra musica, potremmo parlare di “Mediterraneità” , di un bagaglio culturale assai legato ad una identità così definita.

Quanto siete soddisfatti di quello che avete raggiunto finora e che cosa cambiereste, se poteste portare indietro il tempo? 

Forse è giusto distinguere una soddisfazione nei risultati ottenuti, da una inamovibile insoddisfazione circa gli obiettivi da raggiungere. Siamo convinti di aver fatto davvero un buon lavoro, ma sappiamo anche essere assai esigenti in quanto ad ideali da inseguire.
Un artista non dovrebbe mai dirsi soddisfatto, pena l’impoverimento del medesimo slancio artistico.
Compiere passi importanti, non significa unicamente raggiungere un obiettivo, si tratta più che altro di arricchire un dato cammino, che potenzialmente potrebbe condurre ovunque.

Come avete deciso il nome della band? Esiste per voi un significato più profondo nella scelta?

La nostra musica, pur avendo l’inglese come lingua madre, è da sempre permeata da molteplici contaminazioni, non solo in ambito strettamente musicale.
La scelta del nome non è quindi stata affatto casuale, l’idea era quella di un nome in cui non fosse solo tracciabile il nostro sound dal punto di vista del significato, ma anche per quanto ne concerne il linguaggio.
A questo punto avere come nostra lingua madre l’inglese, non era elemento sufficiente, finimmo così per imbatterci nella lingua latina, capace, a nostro avviso, a colmare quella sorta di “scissione” tra i luoghi in cui la nostra musica prende vita, ed il linguaggio con cui essa si esprime.
Il termine Dialis è riferito ad un significato specifico attribuito dallo scrittore latino Cicerone, e letteralmente significa “di un solo un giorno”.
La nostra interpretazione si muove in senso filosofico, attribuendo alla caducità -ossia a ciò che vive un istante o “un solo giorno”- uno stretto legame con ciò che si definisce eterno, in quanto nella sua fragilità e quindi decadenza, ciò che nasce e si consuma con estrema fugacità, e che quasi identifica vita e morte nella stessa essenza , emula l’immanenza del tempo.


Quale è stata per ognuno di voi l’esperienza cruciale per la quale avete voluto fare musica?

Ad essere sinceri, personalmente, la mia prima musa fu la poesia; da principio la musica ne era una costola, poi con il tempo i ruoli si sono invertiti, l’uno è comunque rimasto essenziale per l’altro, pur se in maniera diametralmente opposta.
Per quel che mi riguarda, più che un esperienza cruciale, sono state una serie di circostanze che man mano mi hanno avvicinato sempre più alla musica, esperienze assai simili a chiavi di lettura in base alle quali ho preso le mie decisioni. Più che un esperienza, si è trattato, di un cammino.



Quanto credete sia importante nell’attuale scena musicale (gotica) l’immagine e l’apparizione visiva di una band? Siete legati ad una qualche regola nel vestire?

Oggi come oggi la cura dell’immagine è pressoché imprescindibile per qualsivoglia genere musicale.
Ma è bene mettere subito le cose in chiaro: se è la musica, con le sue ispirazioni ed ideali, a determinare la scelta, riflettuta o meno, di una data immagine, non c’è nulla di sbagliato.
Se però viceversa è l’immagine a determinare, nel mostrarsi, il genere che si suona, allora ci si prende solo in giro.
Un artista deve sempre essere il riflesso della propria arte, il che, ovviamente, non lo obbliga necessariamente ad avere un data immagine; più che altro dovrebbe fondamentalmente trattarsi di qualcosa di spontaneo, ma malauguratamente raramente è così.
Per quanto concerne il genere gotico poi, spesso si cade negli stessi stereotipi.
Magari per il prossimo album vedremo di vestirci da clown.. sarebbe un’idea! .. J

Chi considerate come il pubblico ideale? C’è un pubblico preciso al quale vorreste indirizzare la vostra musica?

Se si parla di pubblico come massa, trovo difficile immaginare il pubblico dei Dialis in questo modo, almeno allo stato attuale. La nostra è una musica che vuole essere ricercata, il nostro pubblico ideale più che un insieme di persone che saltano ad un concerto, probabilmente è più simile a degli individui che assistono ad una rappresentazione teatrale o alla presentazione di un libro.
Il che, ci tengo a dirlo, non presuppone che le nostre canzoni non vadano bene in entrambi i casi. Si tratta più che altro di un approccio all’arte musicale più introspettivo, ma non per questo più ostico a coinvolgere e a farsi comprendere.

C’è “la” differenza tra il pubblico Tedesco e un altro pubblico all’estero?

Sinceramente non abbiamo l’esperienza per giudicarlo; l’unico particolare che subito ci è tornato palese è una certa eterogeneità del pubblico tedesco rispetto alle altre nazioni, Italia compresa ovviamente. Mentre in gran parte degli stati una maggior fetta degli ascoltatori si concentra su uno o due generi specifici, in Germania abbiamo notato una maggiore segmentazione e stratificazione del pubblico, il che crediamo sia un punto di forza, in quanto questo permette il fiorire di più generi musicali, evitando che la musica ruoti sempre attorno ad un solo genere preponderante, rischiando palesemente di appiattirsi e di appiattire.

Cosa potete raccontarci sulle vostre attività dal vivo? Avete avuto spesso l’opportunità di suonare dal vivo?

Tale opportunità ancora non ci è stata data. Per diverse ragioni, prima fra tutte quelle di natura economica, abbiamo pensato di concentrarci sulla composizione e pubblicazione dei brani. Neanche a dirlo, speriamo di riuscire presto a portare la nostra musica sui palchi, stiamo solo aspettando che i tempi siano maturi.


In quale Nazione vi piacerebbe andare in tour?

Germania, ma fondamentalmente non c’è un luogo che non vorremmo visitare.

C’è un cassetto richiesto per la vostra musica? Come descrivete la vostra musica alle persone che non vi hanno ancora ascoltato?

E’ una domanda difficile. Di solito, a chi ci chiede che musica facciamo, semplicemente invitiamo ad ascoltarci, anche perché, senza peccare di superbia, siamo consapevoli di non essere facilmente classificabili in un determinato genere. Ovviamente la componente gotica è palese, ma definire la nostra musica, a chi non l’ha mai ascoltata, come musica gotica, crediamo sia alquanto limitativo.
I nostri brani e le nostre ispirazioni, d’altronde, spesso nascono all’infuori del gotico, per poi muoversi in tale direzione; probabilmente questo accade in quanto il nostro sound non è in qualche modo molto distante da una musica cantautoriale, condividendo con questa la palese apertura a molteplici contaminazioni, inevitabili per chi vive la musica come qualcosa di inscindibile dal desiderio di crescere e di conoscere.
Quanto è importante per voi il successo (musicale)?
Enormemente importante, ma è bene specificare cosa si intende per successo. La prima preoccupazione di un artista, in quanto elemento fondamentale, è cercare un riconoscimento alla propria arte.
Ora, questo è imprescindibile per l’ovvia e palese necessità di riscontrare un consenso, ma il consenso in quanto tale non dovrebbe essere la necessità prima di un artista. L’artista compie l’arte prima di tutto per se stesso, se venisse prima il pubblico, non si tratterebbe che di business (leggi musica commerciale nuda e cruda).
Per un artista il consenso, e quindi il riconoscimento, deve essere legato soprattutto alla volontà di portare avanti la propria musica; senza un pubblico la musica rischia di spegnarsi, ma prima di tutto rischia di non avere da mangiare, ed è questo il dato fondamentale.
Il problema è che ci si dimentica con una enorme facilità l’inalienabile diritto dell’artista di poter vivere della propria arte, confondendo tale diritto con quanti amano arricchirsi spacciando l’arte come una bene di consumo, quasi fosse impossibile oggi come oggi distinguere le due cose.
Il successo è fondamentale perché la musica possa avere il diritto di crescere, non di ingrassarsi.
Legate alla musica a dei sogni particolari? (se sì, quali?)
Di sogni ne abbiamo, e sono sogni importanti, ma sono tutti legati ad un solo obiettivo, ossia portare avanti la nostra musica; se ci sarà data questa opportunità, sapremo essere più che sognatori.

Con quali difficoltà come band avete per lo più combattuto al momento? O ogni cosa procede come dovrebbe?

Le difficoltà sono state enormi sin dal principio. Mancano i soldi, manca un concreto aiuto esterno, mancano soprattutto le certezze per il futuro.
Fino ad oggi siamo andati avanti con le nostre sole forze, i risultati ottenuti sono stati importanti per darci nuova linfa, ma ogni giorno è più dura.
Non si tratta ovviamente di difficoltà legate solo all’ambito musicale. Immagino che al di là delle alpi non sia molto conosciuta la pessima situazione sociale ed economica che, praticamente da sempre, caratterizza tutto il meridione d’Italia.
Al di là della difficile congiuntura economica, le nostre regioni meridionali soffrono cronicamente della mancanza di posti di lavoro, degrado istituzionale e sociale. Racimolare i soldi necessari alla pubblicazione del nostro album ci è costata sacrifici pesanti; può sembrare assurdo ma, dalle nostre parti, una persona su due ha perso il posto di lavoro o, come nel nostro caso, non lo ha mai avuto.
Non credo sia opportuno dilungarci su di un simile argomento, ma quanto detto crediamo sia, purtroppo, un dato affatto secondario.
E’ importante per voi essere rappresentati anche in Internet?
Sì. Per noi poi, allo stato attuale, è l’unico mezzo che ci consente un dialogo con il nostro pubblico e con il mondo, non essendoci potuti ancora cimentare in esibizioni dal vivo.
Il nostro augurio, ovviamente, è che avremo presto l’opportunità di dar voce alla nostra musica anche con altri mezzi.

Cosa vorreste raggiungere (musicalmente) nel prossimo futuro?

Abbiamo in cantiere un secondo album, e davvero tante canzoni. L’obiettivo principale resta la volontà di poter far crescere la nostra musica.
Se ci sarà data tale opportunità, sappiamo già che sapremo coglierla senza indugi. Sappiamo di essere sulla strada giusta, questo ci basta per motivarci ad andare ancora avanti.
Cosa non fareste mai per denaro?
Per denaro si fa tutto, peccato però che siamo artisti, il che rende il nostro rapporto con i soldi affatto idilliaco.. cosa non faremmo mai per denaro? Difficile dirlo, di certo c’è che se fossimo qui per soldi, abbiamo sbagliato proprio strada! J

Quali modelli o eroi avete?
I nostri modelli si muovono dalla musica alla letteratura, toccando spesso anche altri, come la pittura.
Amiamo molto non perdere di vista quanti, prima di noi, hanno saputo consegnare alla storia pagine importanti, ogni loro eredità dovrebbe coincidere con delle responsabilità per quanti vengono dopo. Responsabilità che innanzi tutto consistono nel non vanificare il loro insegnamento, rendendoci noi stessi un esempio.
Dopotutto l’artista, nel suo palese egoismo, è stato spesso, suo malgrado, un raro esempio di martirio.
Cosa volete fare dopo la musica?
Avere otto figli e vivere in campagna! No dai, al di là degli scherzi. Al momento dopo la musica vediamo solo altra musica, e ci basta questo.


Cosa portereste con voi su un’isola deserta?
Mhà, sapendo di andare su un’isola deserta, l’elenco sarebbe troppo lungo, o forse l’elenco non ci sarebbe affatto. Immagino che se ci fosse una tale eventualità, la scelta sarebbe estemporanea.

Grazie per l’intervista e ogni bene per il futuro!
Grazie a te Claudia, grazie soprattutto per averi dato tale opportunità, speriamo davvero di rivederti presto in futuro. Frattanto non possiamo che augurarti ogni bene a te ed alla tua rivista. A presto!

Claudia Wagner
gennaio 2010

 


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